Urologia a Como per i trattamento della calcolosi

In urologia a Como numerose sono le patologie trattate con tecniche classiche oppure con innovazioni diagnostiche e terapeutiche.

Calcolosi vie urinarie

La formazione di calcoli (piccole aggregazioni di sali minerali) alle vie urinarie è purtroppo un problema molto frequente, riguarda nella maggior parte dei casi persone di sesso maschile e vi è una maggiore incidenza in caso di familiarità o in presenza di alcune patologie come ipertiroidismo e iperparatiroidismo.

I sintomi che possono far pensare alla presenza di calcoli alle vie urinarie, e che quindi chiedono un approfondimento diagnostico, sono le classiche coliche con dolore forte e lancinante al punto da richiedere nella maggior parte dei casi il ricorso al pronto soccorso. Questi dolori, che possono estendersi fino ad addome ed inguine, sono dovuti al blocco delle vie renali o dell’uretere. In alcuni casi può verificarsi anche la presenza di urine torbide, difficoltà ad urinare, febbre e vomito. In base alle dimensioni, alla localizzazione e alla tipologia è possibile eseguire diversi tipi di trattamenti risolutivi.

Trattamenti calcolosi in urologia a Como

Quando si presenta una colica renale e viene diagnosticata la presenza di calcoli la prima cosa che viene fatta è la prescrizione di farmaci per alleviare il dolore, in seguito si procede per capire quale può essere la migliore via per risolvere il problema.
Il trattamento meno invasivo è il “colpo d’acqua”: esso consiste nel bere circa due litri d’acqua a basso contenuto di sali minerali in mezz’ora e lontano dai pasti. Questa “terapia” dovrebbe portare ad un’espulsione naturale dei calcoli.
Se non avviene l’espulsione con il “colpo d’acqua”, o fin da subito il medico capisce che la stessa è impossibile, si procede in altro modo.

Una soluzione può essere il trattamento endoscopico in urologia a Como. In questo caso vengono inserite delle sonde ottiche nei canali naturali, il calcolo viene frantumato con un raggio laser o ultrasuoni, i frammenti vengono quindi incastrati in una sorta di cestello che si trova all’apice della sonda ed estratti, nei giorni successivi le urine sono torbide e vi può essere l’espulsione di altri frammenti più piccoli.

Di minore invasività, ma non sempre attuabile, è la litotrissia extracorporea. In questo caso il paziente viene fatto sdraiare di lato su un cuscino ripieno di acqua, in corrispondenza della presenza di calcoli viene posto un litotritore che emana onde d’urto capaci di frantumare il calcolo. I frammenti vengono quindi espulsi con le urine nei giorni successivi.
Le due tecniche enucleate in precedenza sono le meno invasive, si passa ora alla litotrissia percutanea. In questo caso si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico in anestesia generale. Vengono praticati un foro nel fianco e attraverso esso gli strumenti arrivano al calcolo per asportarlo o frantumarlo.

Solo in un numero residuo di casi, che rappresentano circa il 5% dei trattamenti eseguiti, si rende necessario eseguire degli interventi a cielo aperto attraverso l’addome. Questo tipo di intervento viene eseguito quando il calcolo è di grosse dimensioni, non frantumabile ed occupa gran parte della pelvi e i bacinetti del rene.